Non è una persona che mi manca, ma l’idea che mi ero fatta di una persona. Un anno di chiacchierate almeno un minimo di verità devono pur averla portata. Alcune di quelle frasi devono pur essere state pensate veramente e non essere state dette solo per fare effetto. Mi sembra di aver rovinato tutto, anche se forse, per rovinare una cosa bisogna essere in due, e non è colpa di uno soltanto; vorrei poter tornare indietro di un paio di mesi, a quell’ennesimo incontro virtuale, entrambi su dei treni destinati alla stessa città e provenienti da posizioni geografiche, una conversazione inaspettata, come tutta la nostra inesistente storia, nata come un fulmine a ciel sereno e finita per la mancanza di voglia di litigare, perché una bella lite vuol dire che c’è un interesse e che si vogliono chiarire alcune questioni, e invece questa volta non c’è stata nemmeno una misera risposta, nemmeno un mi dispiace, nemmeno un commento cattivo, niente di niente, e ora, mentre fuori piove e tuona, mi ritrovo a ripensare a quella persona che evidentemente non è come credevo fosse, sento il cuore in gola e il mio umore si intona incredibilmente con il tempo.

Alcune parole fanno fatica a venire fuori, si vorrebbero chiarire situazioni, raccontare di sé, ascoltare quello che l’altro ha da dire riguardo la sua vita. Alcuni momenti si vorrebbero rivivere di continuo, attimi in cui due sguardi si incontrano e ci si dimentica del mondo intorno, niente confusione di gente che parla in uno spazio di cinque metri quadri, niente musica, niente barista o amici, solo una connessione tra due persone che silenziosamente brindano alla loro amicizia, a quello che ha tanto faticato a nascere ma che adesso si sta trasformando in un fiore meraviglioso. Alcune sensazioni anche se lontane saranno sempre lì, nei ricordi di alcuni momenti, quella forte emozione provata dopo una telefonata che in realtà non diceva niente di importante; sensazioni che ritornano ogni volta che si sente una voce, anche se al di là della cornetta; sensazioni che affiorano quando si raggiunge un contatto fisico, anche se minimo. Alcuni ricordi non hanno bisogno di un supporto fotografico, rimangono lì e puoi riafferrarli nei momenti di tristezza: una molletta per raccogliere i capelli che raccoglie per scherzo quelli del tuo amico; una partita a briscola a quattro, quando un solo partecipante non sa giocare; una partita a schiaccia-sette con l’acqua che ti arriva alla gola e le gambe che non toccano il fondo; il vano tentativo di mimare una scena; una canzone intonata dopo una richiesta di qualche parola. Sono queste, e molte altre le cose che ti fanno considerare il valore di un’amicizia, il valore di una persona.
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Alcune circostanze ci fanno riflettere su alcune scelte passate, su alcune circostanze vissute, su momenti che per fortuna non ritorneranno. Una di queste circostanze purtroppo è la morte di una persona, forse non cara a noi, ma cara a qualcuno che ci ha fatto del male, qualcuno che credevamo amico ma che amico in realtà non era. Tra venerdì e sabato è morta la madre di una ragazza che conoscevo, inutile dire che in piccola parte sono stata male anche io per lei, era una donna che alcune circostanze mi avevano portato a conoscere, e per quanto io abbia una concezione tutta mia della morte, dell’anima e dei corpi privi di vita, ho lasciato da parte per un momento il rancore e la rabbia e ho dato un po’ di affetto a questa giovane donna che non ha più una guida. Non mi sarei aspettata nemmeno io una reazione tale da me stessa, mi sono resa subito disponibile per qualsiasi cosa, ho anche chiesto se era il caso di far pervenire la notizia a chi ci aveva fatto litigare, a chi non sento più nemmeno io. Dopo un paio d’ore mi sono ritrovata a rifletterci ancora sù: nonostante il tornare a parlare con una persona dopo molti mesi la situazione non cambia, forse ci si scambierà qualche saluto incontrandosi e non ci si eviterà come prima, o forse no, perché le parole dette, il male gratuito provocato dal pettegolezzo, l’essere convinta che se lei non si fosse comportata in questo modo le cose sarebbero state diverse tra me e un’altra persona, non riescono, non possono sparire con una tromba d’aria, ormai la questione è troppo radicata nel mio spirito perché sia così.
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Ho preso la mia decisione e ora non posso tirarmi indietro. Non c’è più niente da dire, anche se mi sarebbe piaciuto parlare ancora, ma evidentemente la controparte non vuole ascoltare i miei pensieri, le mie idee, altrimenti avrebbe risposto alla mia velata richiesta di perdono, al mio tentativo di aggiustare le cose. Mi sarebbe bastato poco per stare meglio, per capire che non era finita, per permettere che la cosa andasse avanti come è andata per un anno, anche se non nei termini che mi piaceva; sarebbe bastata una risposta alla mia mail arrabbiata, al mio desiderio di voler chiudere. Sarebbe bastata una singola parola, uno SCUSA. Non mi sembra che chiedessi troppo, ma evidentemente non era scritto che sarebbe andata in questo modo, evidentemente dovevamo parlare, conoscerci senza mai esserci visti e chiudere come se le parole dette non avessero contato nulla per nessuno dei due.
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… e impari che i regali più grandi sono quelli che ti parlando delle persone che ami …
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