Affiorano ricordi nella mia mente, ricordi di lunghe chiacchierate, ricordi di due persone (o quantomeno una) che non fanno fatica a parlare, a raccontarsi quello che accade nelle loro vite, quello che sentono, quello che sono stati. Affiorano ricordi di pomeriggi trascorsi a pensare a cosa scrivere per quel ventunesimo compleanno, a quegli auguri speciali, perché non tutti gli auguri sono uguali, non tutti gli auguri sono una semplice frase di circostanza. Affiorano ricordi di quella notte, nascosta sotto le lenzuola, a spedire quel messaggio, di quei messaggi subito dopo…tutto sembrava essere tornato alla normalità, a prima che qualcuno si intromettesse, a prima che la magia finisse, a prima che il rapporto venisse del tutto chiuso. Sono trascorsi trecentosessantacinque giorni da quel messaggio, da quegli auguri, e il ricordarmene così mi fa pensare che la storia sia ancora sveglia dentro di me, anche se sembrava essere morta già tanto tempo prima, quella storia che sembrava essersi trascinata inutilmente per oltre sei mesi…quella storia che credo abbia fatto del male alla persona cui volevo fare meno male possibile. Le circostanze della vita sono buffe, ti importa tantissimo di una persona e involontariamente gli fai del male con un suo amico, con una seconda persona di cui ti interessa poco o niente e che nel giro di un anno è già sparito, anche se ritorna ora, in questo giorno, nel suo compleanno, quando spero non abbia ricevuto auguri come i miei auguri dell’anno scorso.
Oggi è uno di quei giorni in cui ci vorrebbe una passeggiata solitaria, un pianoforte che suona, un paio di scarpe comode, il libro che abbiamo sempre voluto leggere, un prato dove sedersi, un albero o una panchina, il cielo sgombro di nuvole, nessun pensiero per la testa, solo noi stessi con il mondo. Invece alla fine è in giorno come un altro, il cielo grigio di Milano tipico dei giorni autunnali, anche se ancora autunno non è, le solite scarpe, non scomode, ma nemmeno comodissime, un libro di saggi nella borsa, la musica di pianoforte grande assente nel lettore mp3, nessun parco nelle vicinanze, ma solo una biblioteca in cui non si potrebbe nemmeno parlare e la mente piena di pensieri: <<chissà perché non ha risposto al messaggio, strano però, di solito risponde subito a questo genere di argomenti>>, <<forse il messaggio non gli è arrivato, oggi le comunicazioni, chissà perché, non funzionano come dovrebbero>>, <<forse non ha abbastanza soldi nel cellulare, risponderà domani>>, <<ma perché non si fa ancora vivo?>>, <<la devo smettere di essere sempre io a farmi sentire, è ora che si svegli un po’>>…poi sopraggiunge l’istinto di sopravvivenza: evidentemente doveva andare così, se le cose non si risolvono entro domani sarà lui a cercarmi la prossima volta, a costo di starci male, ma non voglio tornare al novembre scorso!
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Passo in rassegna momenti dell’estate trascorsi insieme, attimi in cui ho capito cosa voglio veramente, cosa probabilmente ho sempre voluto ma che non ho mai avuto il coraggio di chiedere. Penso ai pensieri passati per la mia mente, alle sensazioni provate inaspettatamente e a quelle sperate e trovate … tutto è più chiaro adesso, le cose assumono forme nuove, si evolvono per raggiungere qualcosa che ancora non so cos’è, qualcosa che mi fa trepidare per l’impazienza, ma che al tempo stesso voglio vivere fino in fondo, senza correre troppo con la fantasia … prendo solo quello che capita, senza che l’immaginazione faccia più della sua parte.
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Un anno fa, in questo periodo trascorrevo le notti chiacchierando con un’idea, innamorandomi di qualcosa che non sarebbe mai successo, prefigurando delle vacanze in cui non ci sarebbero state quelle conversazioni e chiedendomi cosa ci sarebbe stato dopo, al ritorno in città…adesso sono qui, la brezza entra dalla finestra e mi da un leggero sollievo dal caldo della giornata, prefiguro quello che vorrei fosse il mio nido, una casa tutta mia, piena di foto in bianco e nero scattate con i miei migliori amici, di immagini di città che vorrei visitare e tante tante cartoline e candele e piante, vedo i libri ammucchiati in quella libreria d’antiquariato che trova posto accanto alla mia attuale scrivania, un posto ‘caldo’ dove trovare la pace dopo una giornata di caos. I miei occhi guardano ancora al futuro dunque, e anche questa volta a qualcosa di difficilmente realizzabile, ma sono i sogni quelli che ci fanno librare in alto, a farci passare accanto a persone che conosciamo senza farci accorgere che erano lì, a un passo da noi, sono i nostri sogni che ci permettono di avere un barlume di speranza, un briciolo di felicità quando tutto sembra andare storto, quindi al diavolo coloro che sperano, con le loro azioni, di farci smettere di immaginare, di volare oltre la realtà….
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Sono giorni nervosi quelli che si susseguono, e a innervosirli ulteriormente è la presenza invisibile di una persona. Quanto vorrei che quella sera, o il giorno dopo, avesse risposto alla mia rabbia con parole che spiegassero la sua scelta, quanto vorrei che le parole non si fossero spente nell’indifferenza…il tempo trascorre inevitabile, giorni di sole che si concludono con lunghe e forti piogge estive. E’ inutile tentare di pensare ad altro, tutto torna sempre lì, a quei giorni, alla mia scelta, a quella e-mail tanto cattiva, al mio eliminare ogni contatto, ma ormai non sono più sicura di nulla, non so se vorrei rivederlo nei nostri incontri virtuali, non so se vorrei che tutto tornasse a quello che era, infondo se è finita in questo modo è anche per quello che eravamo, per quello che non mi bastava più, per quello che lui vuole ancora essere.
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